LESS IS BETTER THAN MORE.

29 aprile 2013 § Lascia un commento

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A volte bisogna fermarsi e togliere. Eliminare. Alleggerirsi. Allontanarsi. Tagliare. Lasciare. Digiunare. Il digiuno è una pratica sostenuta da diverse religioni e ricerche scientifiche, spiritualità e medicina che vanno a braccetto sul fatto che astenersi dal cibo per un periodo limitato aiuta a stare meglio, sia fisicamente che mentalmente, aiuta ad essere più concentrati, focalizzati, energici, presenti, per contraddizione, ‘vitali’. D’altronde, dopo il cenone di Natale, non ci si mette a scalare l’Everest…! Attraverso il digiuno realizzi quanta carica e forza contiene il tuo corpo, nascoste lì da qualche parte, ma comunque presenti anche quando non vengono nutrite dal cibo. A volte eliminando ciò che ci sembra indispensabile alla nostra sopravvivenza, si fanno delle piacevoli scoperte. A volte allontanandosi, si riescono a vedere le cose più da vicino. A volte tagliando il superfluo, ci si alleggerisce di quelle zavorre che ci tenevano incatenati al suolo. Ridurre per attivare. Liberare per svelare. Potare per far rinascere. Arrivare all’essenziale per espandere. Può sembrare un paradosso. Come una torta senza burro e tuorli. Una torta buona intendo. Che racchiude nel mezzo un tripudio di crema pasticcera e frutta, di gusto e colore, esaltati dalla semplicità di ciò che li avvolge. E a volte è proprio così: per arrivare a quel cuore, dolce, ricco, profumato, e gustartelo a fondo, devi circondarti di leggerezza, inconsistenza ed essenzialità. Devi creare il vuoto.

ANGEL FOOD CAKE

85 gr farina setacciata

5 albumi

1 cucchiaino lievito in polvere

90 gr zucchero a velo

1 bacca di vaniglia

1 limone grattugiato

1 cucchiaino essenza di mandorla

1 cucchiaino di cremor tartaro o aceto di vino o succo di limone

CREMA PASTICCERA

5 tuorli

150 gr zucchero

50 gr farina setacciata

1 limone

500 ml latte intero

fragole

mango

cocco grattugiato

Imburrare e infarinare una tortiera da 20 cm. Prescaldare il forno a 160°C. Mescolare in una bacinella farina, zucchero a velo, lievito e aromi, e mettere da parte. Montare a neve fermissima gli albumi col cremor tartaro (o l’aceto o il succo di limone). Amalgamare la miscela secca agli albumi molto delicatamente, mescolando con la mano o una spatola dal basso verso l’altro molto lentamente. Versare il composto nella tortiera e cuocere per circa 50 minuti. Estrarre dal forno a cottura ultimata, far raffreddare e sformare la torta su una graticola.

Per la crema pasticcera, mettere il latte in un pentolino sul fuoco con alcune buccette di limone (attenzione a non tagliare anche la parte bianca della buccia perché è amara) e portare a ebollizione. Mescolare bene con la frusta tuorli e zucchero finché il composto non si sarà schiarito (sbiancare). Questo serve a evitare la formazione di grumi durante la cottura della crema. Aggiungere la farina setacciata e mescolare bene. Quando il latte è arrivato a ebollizione, versarlo sul composto e mescolare bene. Rimettere il tutto nel pentolino sul fuoco basso e mescolare finché la crema non comincerà ad addensarsi. Anche se a prima vista può sembrare che si stiano formando dei grumi, non preoccuparsi e continuare a mescolare finché la crema non comincia a bollire. A quel punto togliere dal fuoco e versare in una teglia o piatto, coprire con la pellicola a contatto della superficie della crema per evitare che si formino crosticine, e mettere a raffreddare.

Nel frattempo, tagliare le fragole, il mango e mescolare tutto con il cocco grattugiato. Potete sostituire la frutta con quella che preferite. Tagliare in due la torta e farcirla con la crema pasticcera e la frutta, e cospargerla di zucchero a velo. Lasciare riposare la torta in frigo per un po’, e poi gustatevela a cuor leggero.

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FROM ANGER TO LOVE. AND IN THE MIDDLE, SOME LENTILS AND PECORINO.

21 aprile 2013 § Lascia un commento

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Mi sono seduta pensando che avrei parlato di rabbia. Quella rabbia mista a delusione, mista a dolore, che ti fa alzare e ti fa dire ‘ah sì? ma vaffanculo!’. Quella rabbia che diventa forza motrice, che si trasforma in energia creativa, che ti fa vibrare il sangue e ti rende impossibile stare ferma a guardare e ti spinge a fare, a muovere quelle membra, ad usare le mani non per ferire e annientare ma per inventare e produrre. Quella rabbia che mi ha fatto aprire il frigorifero e mi ha fatto dire ‘vabbé, faccio con quello che ho!’. E mentre sei lì che guardi i ripiani semivuoti, e la tua mente in realtà è altrove, è lì che si sta ponendo domande sull’amicizia, sulla coerenza, sull’ipocrisia e la falsità, le tue mani arraffano istintivamente qualcosa e quando finalmente torni a guardare quello che hai appoggiato sul tavolo, carote, cipollotti, aglio, lenticchie, pecorino, ti stupisci pensando che con quel poco, puoi fare qualcosa di molto buono. Che in fondo quello di cui avevi bisogno, ce l’avevi già lì, sotto agli occhi, senza il bisogno di andare a cercare molto più in là. Che quello che hai già, spesso, ti basta.

Mi sono seduta pensando che avrei parlato di rabbia. E invece mi sono girata e il mio sguardo si è posato casualmente su un libro, piccolo, ‘Insomnia’ di Henry Miller, la mia mano si è allungata e l’ha afferrato, non me lo ricordavo, l’ho aperto e sono rimasta colpita dalle prime frasi che ho letto.

‘Ci sono limiti al dare? Si puo’ sanguinare per sempre?’.

‘Se ami devi credere, e se credi, capisci e perdoni’.

Un piccolo libro che parla di amore, del suo potere salvifico, di un uomo innamorato, di sentimenti, passioni. E via via che scorro le pagine, mi colpiscono tutte quelle parole sentite sull’amore, mi stupisco nel leggere così tante verità, mi rispecchio in un Miller diverso, e nel suo amore per una giovane donna giapponese. Nell’angoscia che alla fine egli trasforma in acquarelli. Nella potenza dei sentimenti che, quando vengono attraversati, portano alla vita. Nell’amore che non chiede nulla in cambio. Sono rapita da tutto ciò che riesce ad esprimere in poche pagine, parlando di demoni, innocenza, miracoli, paradiso, Buddha e Gesù, ciglia finte e piano bar. Musica e bellezza. Silenzi, assenze e lontananze. Sorrisi. La sola cosa che conta è la ricerca dell’unico e insostituibile, l’altra metà, la metà mancante. E’ vivere l’amore come il fiore vive la bellezza. Aishiteru significa ‘ti amo’ in giapponese, ma non viene quasi mai usato per la sua immensa importanza. Alla fine mi sento completamente avvolta dall’amore scaturito da queste parole. E ascoltando Elizete Cardoso, sono seduta qui a scrivere, di rabbia che inaspettatamente diventa amore. Che era già lì, di fianco a me.

L’amore non deve implorare e neppure pretendere. L’amore deve avere la forza di diventare certezza dentro di sé. Allora non è più trascinato, ma trascina.”  Herman Hesse

SPAGHETTI INTEGRALI CON LENTICCHIE, CIPOLLOTTI E PECORINO

2 cipollotti

1 carota

2 spicchi d’aglio

alloro

peperoncino

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lenticchie

vino bianco

pecorino

spaghetti integrali

Pelare e tagliare a pezzetti piccoli la carota. Pelare e affettare sottilmente i cipollotti. Soffriggere in una padella con dell’olio, l’aglio, la carota, i cipollotti. Sfumare col vino bianco. Aggiungere il peperoncino e le lenticchie. Io ho usato quelle in barattolo precotte. Voi quelle che preferite, ma ovviamente dovete considerare i tempi di cottura diversi. Aggiungere l’alloro e un mestolo di acqua bollente, salare, pepare, coprire con un coperchio e cuocere a fuoco basso. Nel mentre portare a bollore l’acqua e cuocere gli spaghetti. Quando saranno cotti, scolarli e condirli con le lenticchie, un filo d’olio extra vergine d’oliva e un’abbondante grattugiata di pecorino.

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BEAR WITH ME. AND BREAD WITH ME.

8 aprile 2013 § Lascia un commento

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Pazienza, pazienza, pazienza.

Potrebbe diventare il mio mantra. Pazienza, pazienza, pazienza. Continuo a ripeterlo. Ripeterlo, ripeterlo, ripeterlo. La goccia scava la pietra, si dice. La pazienza è la virtù dei forti. Ma anche del somaro, si dice. Effettivamente puoi sentirti molto stupido a portare pazienza. Non so quale sia il confine tra forte e somaro, a volte pendo di qua, a volte pendo di là. Ma essere un somaro, è poi così male? Non lo so, ma so che per essere pazienti ci vuole molto rispetto, rispetto per chi è diverso da te, per chi ha tempi e modi diversi dai tuoi, rispetto per le proprie idee, che non vengono abbandonate in un impeto d’irrequietezza, rispetto per i propri obiettivi e progetti, rispetto per i sentimenti altrui, che con pazienza cerchiamo di non calpestare. E il rispetto è alla base di ogni relazione, con noi stessi per primi.  L’attesa può essere straziante, e la delusione dietro l’angolo. E alla fine ci si chiede se ne è valsa veramente la pena. Con la speranza che la risposta sia sì, certo! Ci vuole pazienza per aspettare, ci vuole pazienza per non gettare la spugna, ci vuole pazienza soprattutto per credere che tutto questo abbia un senso. Ci vuole pazienza per continuare a guardare questa pioggia che scende, chiedendosi dove sia finita la tanto amata primavera. Ci vuole pazienza per continuare a bussare a quelle porte, perché prima o poi una si aprirà. Ci vuole pazienza per continuare a mettere un piede davanti all’altro, anche se il fiato ti sta abbandonando. Ci vuole pazienza, perché tuo figlio impari a stare sulle sue gambe da solo. Ci vuole pazienza, per aspettare lui e stare al suo fianco. Ci vuole pazienza, perché quel fiore sbocci. Sì, alla fine credo che la pazienza sia la virtù dei forti, e di chi soprattutto, con forza ascolta il proprio istinto, intuito o vocina interiore, chiamatela come vi pare. Abbiate pazienza.

BANANA, AVOCADO & COCONUT BREAD

2 banane

1 avocado

150 gr farina

85 gr zucchero di canna

2 uova

60 gr cocco grattugiato

60 gr fiocchi d’avena o muesli

2 cucchiai di miele

120 ml olio vegetale

1/2 lime

1 pizzico di sale

5 gr lievito in polvere

5 gr bicarbonato di sodio

essenza di vaniglia

120ml latte di cocco

Sbucciare e tagliare le banane e l’avocado. Ridurli in purea col mixer. Setacciare la farina e aggiungere lievito, sale, bicarbonato, cocco grattugiato e i fiocchi d’avena. Al composto di banane e avocado, aggiungere zucchero e mescolare bene, aggiungere le uova, il miele, l’olio vegetale, il lime, la vaniglia e il latte di cocco, e mescolare molto bene dopo ogni aggiunta. Infine unire la farina e mescolare per ottenere un composto uniforme. Rivestire uno stampo da plumcake con carta da forno , e infornare a 180° C per 30 minuti o fino a quando, infilando uno stecchino di legno, ne uscirà asciutto. E poi lasciare il pane su una graticola e aspettare che si raffreddi e perda umidità. Ci vuole pazienza.

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