MAKE YOU BANANA PANCAKES. PRETEND LIKE IT’S THE WEEKEND NOW.

31 maggio 2013 § Lascia un commento

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“Cant’you see that it’s just raining? Ain’t no need to go outside…” 

Così inizia una canzone di Jack Johnson, che continua a girarmi in testa in questi ultimi giorni d’autunno, ops, di primavera… ‘Banana pancakes’ è il titolo, e un po’ per nostalgia, un po’ per gola, ho deciso di farmi ispirare dal testo della canzone e prendere in mano la padella per colazione! Wayan arrivava col suo sorriso tutte le mattine al Kori Bali Inn per chiedermi cosa desiderassi per colazione, e la mia risposta inevitabilmente era ‘banana pancakes!’, e ridevamo. Una volta mi sono spinta addirittura fino in cucina per chiedergli come li faceva, per scoprire se avesse un trucco segreto, un ingrediente misterioso, una tecnica miracolosa, ma niente, col suo radioso sorriso non mi ha detto nulla che io non potessi già aver intuito. Ma ad ogni boccone di quei pancakes, qualcosa di magico succedeva, ne sono sicura. Stamattina però ho voluto provare la versione più occidentale, quella più americana, più soffice e ‘panosa’ direi. Quelli col lievito e più farina, quelli di cui si vedono le torrette grondanti di sciroppo d’acero, quelli che tutti sognano la prima volta che vanno negli States, quelli che ti fai anche la domenica a Milano ormai, ma….ma non sono i miei banana pancakes. Quelli aspetto per gustarmeli, aspetto l’arrivo dell’estate, aspetto l’arrivo di quel sole che senza dubbio rimarrà a scaldarti, aspetto una di quelle mattine così belle che ti svegli presto e non vedi l’ora di uscire, ma prima di farlo vuoi goderti ogni secondo, e vuoi che quel secondo ti lasci un gusto dolce in bocca. Ma oggi va bene così, fuori piove, non ho bisogno di uscire, ho un libro di 1170 pagine che mi attende, e faccio finta che sia già arrivato il week end…

BANANA PANCAKES

250 gr farina

300 ml latte

1 uovo

1 cucchiaio di zucchero

sale

1 cucchiaino di lievito in polvere

2 banane

1 cucchiaino di vaniglia

1 spruzzata di limone

burro per cuocere

Setacciare la farina. Mescolarla in una ciotola col sale, il lievito e lo zucchero. In un’altra ciotola mescolare il latte, l’uovo, la vaniglia e la spruzzata di limone. Aggiungere il composto di farina e mescolare. Tagliare a fette le banane. Far fondere un abbondante pezzo di burro in una padella a fuoco basso, appogiarci 7 fettine di banana, e con un mestolo versarci sopra l’impasto, a filo delle fettine. Dopo qualche minuto, girare la frittella e far dorare anche l’altro lato. Quando è cotta, adagiarla su un piatto e cospargerla di miele, o se preferite, di sciroppo d’acero, ma io non preferisco. Ripetete l’operazione fino ad esaurimento dell’impasto. Ah il primo viene di solito un pò malino, poi ci si prende la mano. Ma non prendetela troppo, mi raccomando eh…

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THE WORLD DOESN’T REVOLVE AROUND YOU.

29 maggio 2013 § Lascia un commento

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Stamattina sono entrata per la prima volta in vita mia al Museo di Storia Naturale di Milano. E immediatamente ho fatto un salto nel passato. Mi sono ritrovata circondata da minerali, fossili, scheletri, spiegazioni sulla nascita del mondo, vertebrati e invertebrati, ere geologiche, giurassico e paleolitico. Mi sono sentita nuovamente quella bambina che studiava sul sussidiario tutte quelle cose strane, che le sembravano così lontane ma così misteriose e affascinanti, come quelle conchiglie nelle rocce, quelle zanne spropositate, quei piccoli gioielli sbrilluccicosi nascosti nelle profondità buie della terra e che si creano per motivi a me così inspiegabili. Ma era tutto lì, nascosto in un angolino della mia memoria. E ogni tanto spalancavo la bocca per lo stupore davanti alle incredibili geometrie di un quarzo, alle mandibole sovradimensionate di un dinosauro, ai musi buffi di certi animali. Mi sono soffermata parecchio davanti allo scheletro umano, ad osservarne tutte le ossa, e tutte quelle vertebre così perfette che ci sorreggono. Ho attraversato la savana africana, la tundra subpolare e le montagne rocciose. Ho percorso milioni di anni in pochi minuti, dal cretaceo al pleistocene, scoprendo che il suolo su cui cammino ogni giorno un tempo era sommerso da un mare tropicale. Allora un tempo tra Bali e Milano non c’era molta differenza! E ad un certo punto mi sono sentita piccola. Molto piccola. La terra va avanti da milioni e milioni di anni, cosa sono i miei 34 in confronto?! La terra da milioni di anni si evolve e si modifica, ha superato glaciazioni e terremoti, è così vasta e varia e ricca, dalle superfici più sterminate agli abissi più profondi e nascosti, e tu, con i tuoi guai, i tuoi errori, le tue paturnie, sei solo un microscopico tassello di tutto questo. Ma fortunatamente ne fai parte. E realizzi quanto sia vero che il mondo non gira intorno a te.

Sono entrata al museo sotto ad un cielo grigio e piovoso, e ne sono uscita colpita dai raggi di un sole caldo e abbagliante, e tornando verso casa, mi sono ripromessa di tornarci al museo, perchè ancora non mi è molto chiaro cosa sia il ‘brodo primordiale’…ma per il momento mi accontenterò della mia insalata di quinoa!

INSALATA DI QUINOA

250 gr quinoa cotta

1 zucchina

1/2 cipolla rossa

1/2 avocado

6 pomodorini

frutta secca (anacardi, mandorle, noccioline, mirtilli)

salsa di soja

olio extravergine di oliva

olio di sesamo

mirin

zucchero

miele

chilli

curcuma

zenzero

limone

sale

Tagliare a dadini la zucchina. Affettare sottilmente la cipolla. In una pentola mettere abbondante salsa di soja, 1 cucchiaio di zucchero, 1 di mirin, sale, e far cuocere a fuoco lento zucchina e cipolla per una decina di minuti. Tagliare a dadini l’avocado e i pomodorini. Fare una vinaigrette con olio extravergine di oliva, olio di sesamo, salsa di soja, miele, chilli, curcuma, zenzero, limone, sale. Createla piano piano, assaggiandola per regolare i vari sapori in base al vostro gusto. Mescolate insieme i diversi ingredienti: quinoa, zucchina e cipolla, avocado, pomodorini, frutta secca, e condite tutto con la vinaigrette. Io ho accompagnato tutto con un uovo perché mi piace sempre!

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“L’INVITO”.

23 maggio 2013 § Lascia un commento

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Non mi interessa che cosa fai per guadagnarti da vivere. Voglio sapere che cosa desideri ardentemente e se osi sognare di soddisfare l’anelito del tuo cuore. Non mi interessa la tua età. Voglio sapere se rischierai di passare per pazzo nel nome dell’amore, per i tuoi sogni, per l’avventura di essere vivo. Non mi interessa in quale pianeta è la tua luna. Voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore, se i tradimenti della vita ti hanno aperto o se ti sei ritirato e chiuso per paura di nuove sofferenze. Voglio sapere se puoi stare col dolore, il tuo o il mio, senza fare niente per nasconderlo o dissolverlo o manipolarlo. Voglio sapere se puoi stare con la gioia, la mia o la tua, se puoi danzare selvaggiamente e lasciare che l’estasi ti riempia dalla testa ai piedi senza ammonirci di essere cauti, o realistici, o ricordare i limiti dell’essere umano. Non mi interessa se la storia che mi racconti è vera. Voglio sapere se tu puoi deludere qualcuno per essere vero con te stesso, se puoi sopportare l’accusa di tradimento e non tradire la tua anima, se puoi essere senza fede e quindi degno di fiducia. Voglio sapere se puoi vedere la bellezza, anche quando non è graziosa, ogni giorno, e se puoi attingere la tua stessa vita dalla sua presenza. Voglio sapere se puoi vivere nell’insuccesso, il tuo o il mio, e tuttavia stare sulla riva del lago e urlare alla luna piena argentata: “Sì!”. Non mi interessa sapere dove vivi o quanti soldi hai. Voglio sapere se puoi alzarti, dopo una notte di dolore e disperazione, sfinito e dolente, e fare ciò che va fatto per dar da mangiare ai bambini. Non mi interessa sapere chi conosci o come sei arrivato a essere qui. Voglio sapere se puoi stare in mezzo alle fiamme con me e non fuggire. Non mi interessa sapere dove, che cosa o con chi hai studiato. Voglio sapere che cosa ti sostiene interiormente, quando intorno tutto crolla. Voglio sapere se puoi essere solo con te stesso e se veramente ami la compagnia che hai nei momenti di vuoto.

Oggi mi sento fortunata, nonostante tutto.  Ho la possibilità di stare seduta sotto un albero, all’ombra delle sue foglie, immersa in mille tonalità di verde differenti, osservando scorrere le nuvole e correre i cani, con i piedi accarezzati dall’erba, ascoltando Mozart e leggendo un libro. Ho la possibilità di donare il mio tempo e le mie mani a chi ne ha bisogno, e lo apprezza. Ho la possibilità di dare 1 euro ad una signora alla cassa del supermercato per poter pagare la spesa. Ho la possibilità di ascoltare le risate dei miei vicini mentre pranzano e friggono il pesce. Ho la possibilità di scoprire nuovi luoghi, nuovi volti, nuove vie. Ho la possibilità di guardarmi intorno ogni giorno con gli occhi di un viaggiatore.

TORTA SALATA AGLI ASPARAGI

1 rotolo di pasta sfoglia rotonda o rettangolare

asparagi

250 gr ricotta

2 uova

parmigiano reggiano

una manciata di mandorle affettate

100 gr pancetta a cubetti

la buccia di mezzo limone grattugiata

noce moscata

sale

pepe

Accendere il forno a 200°C. Stendere la pasta sfoglia, darle una forma rettangolare e ripiegare leggermente i lati verso l’interno. Lavare gli asparagi, tagliarne i gambi in modo che abbiano tutti la stessa lunghezza, e pelare col pelapatate l’estremità del gambo. Metterli in acqua bollente per circa 5 minuti. Nel frattempo mescolare la ricotta con le uova, un’abbondante grattugiata di parmigiano, la buccia di limone grattugiata, la noce moscata, pepe e sale. Scolare e far raffreddare gli asparagi. Stendere il composto sulla pasta sfoglia. Cospargervi qualche cubetto di pancetta. Adagiarvi gli asparagi verticalmente uno a fianco all’altro, ricoprire con i restanti cubetti di pancetta, le mandorle e un’altra grattugiata di parmigiano. Infornare per 25 minuti._MG_0586_MG_0588_MG_0593_MG_0599_MG_0605_MG_0614_MG_0615_MG_0617_MG_0640_MG_0657_MG_0666_MG_0676_MG_0682_MG_0686_MG_0702IMG_1349

THE MAGIC SOUND OF GAMELAN WITH SHRIMPS AND PEACH.

13 maggio 2013 § Lascia un commento

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Ascolto la musica del gamelan balinese. E seduta davanti al mio computer penso a cosa scrivere. Nella mente ho mille pensieri nati in questi ultimi giorni, sul romanticismo, il mare, il sostegno, il dolore e il perdono, la nostalgia. Vorrei scrivere di tutto, e niente. Nulla di tutto ciò in particolare ha voglia di uscire e concretizzarsi attraverso i tasti della mia tastiera. Solo questa musica che ascolto è reale. Solo il suono di un gamelan balinese è realmente presente in questo istante. Il gamelan è un’orchestra di strumenti musicali costruiti e intonati per suonare insieme e non interscambiabili tra di loro. Nel gamelan di Bali si suonano coppie di strumenti identici che hanno un’accordatura lievemente differente tra loro, e ciò contribuisce a produrre un suono caratteristicamente vibrante e scintillante. Per arrivare ad eseguire questa musica bisogna suonare insieme molte e molte volte, senza uno spartito, senza una guida. Solo la naturale e spontanea armonia tra i differenti suoni crea questa musica magica. Con la pratica, senza regole, si avvera la magia. Ed è una musica che pacifica e ti conduce lontano dal baccano di queste strade, al silenzio rotto solamente dal canto di un gallo, da una risata di un bambino, dal verso di un gecko, dalla pioggia scrosciante. E senti come anche tu fai parte di questa orchestra, come anche tu elemento diverso da tutti gli altri, contribuisci col tuo suono a creare questa magica armonia.

INSALATA CON PESCHE E GAMBERI

spinacino fresco

zucchine

pinoli

pesche

gamberi

olio

miele

senape

marmellata di rabarbaro

sale

Grigliare le zucchine e tagliarle a striscioline. Tostare i pinoli in una padella. Pelare le pesche, tagliarle a metà e togliere i nocciolo, e metterle a grigliare. Fare la vinaigrette mescolando olio, sale, miele, senape e marmellata di rabarbaro, che dà una punta di acidità particolare. Comporre l’insalata con spinacino, zucchine grigliate, pesche grigliate, gamberi cotti e sgusciati, pinoli, e cospargere tutto con la vinaigrette. Forse si è avverata la magia.

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A LITTLE BREAK WITH BEER, HOMEMADE PIZZA AND SUNSET.

4 maggio 2013 § Lascia un commento

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Ecco. Dopo una giornata così, mi siedo al mio tavolo e  mi godo una pausa con birra, pizza fatta in casa e il tramonto dalla mia finestra. Il tutto condito da un sottofondo musicale che mi riporta indietro di anni e anni e mi fa sorridere anche le orecchie, ma non svelerò la mia antica e profonda passione. Ma è incredibile come una canzone ti faccia fare un balzo nel passato, a quel concerto fuori città, quando la tua amica aveva appena preso la patente, e poi vi siete schiacciate su quella transenna, cantando, saltando e sudando come due ragazzine, appunto. Oppure ti riporta indietro in quella taverna, su quel divanetto, quando credevi che non vi sarete mai lasciati…. E realizzi che come te, anche le canzoni sono cresciute, cambiate, ma non mi azzarderei a dire maturate! E così mi godo questo momento, con i piedi appoggiati alla sedia, a riposare dopo una bella giornata, sì proprio bella. Iniziata risvegliando il mio corpo con lo yoga, e rivitalizzandolo poi con una bella corsa al parco sotto al sole, forse il primo vero sole caldo della stagione, e poi via ancora di corsa sotto la doccia per andare a pranzo con una mia amica. E finalmente ho potuto indossare quel vestitino leggero e i sandali, che quasi ti sembra che l’estate sia dietro l’angolo. E ti sembra quasi di convincertene quando ti siedi fuori in quella piazzetta al sole, e te lo prendi tutto quel sole, rinfrescandoti con una birretta ghiacciata. E chiacchieri, chiacchieri, ridi, finchè il cameriere inizia a mettere via i tavolini, ma il tuo no, non lo sposta, anzi ti offre un limoncello, a cui non puoi dire di no! E poi ti alzi e cominci a camminare, cammini, cammini, ti togli un po’ di quella pesantezza dal collo e alzi la testa e lo sguardo, e guardi il cielo, il sole, i palazzi, le finestre, i fiori, sembra che il sole dia una luce nuova anche a ciò che è vecchio e polveroso. E ti ritrovi a parlare di libri antichi, di piante grasse e talee, di mostre d’arte e cappelli a cilindro, di regali da recapitare, di pic-nic al parco, di donne con i capelli ricci tinti con l’hennè che ti fanno venire il latte alle ginocchia, di progetti che sì, forse un giorno si realizzeranno, come i sogni. E quando arrivi a casa, ti togli i tacchi, t’infili una canottiera e guardi nel frigo, e grazie a dio la birra c’è, e anche il resto di quella pizza troppo buona che hai fatto. Ti siedi e ti godi il sole che lentamente si nasconde dietro ai palazzi. Ma torna eh, io ti aspetto.

PIZZA  “KALLIOPI”

impasto già pronto per pizza

1 pomodoro cuore di bue

2 mozzarelle

1 peperone rosso

1 peperone giallo

1 cipolla rossa

olive nere

feta

origano

basilico

olio

Beh, sarò breve…stendete la pasta, tagliate gli ingredienti a fettine, e metteteli in quest’ordine: pomodori, mozzarella, peperoni, cipolle, feta, olive, origano, basilico, olio. Infornate a 200°C fino a quando raggiunge il colore che preferite. E stappatevi una birra!

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