THE BEAUTIFUL COLOUR OF AWARENESS.

28 novembre 2013 § Lascia un commento

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Mi sono stupita di fronte ai colori di questo piatto. Li ho guardati e ne sono rimasta affascinata, come se non mi aspettassi di aver potuto creare qualcosa di simile. Man mano che armeggiavo tra i fornelli, le rape si sono fritte e torte magicamente, le barbabietole hanno rilasciato un’intensità imprevista, l’uovo si è agglomerato perfettamente su sé stesso nel vortice d’acqua. Ho eseguito una cosa alla volta, passo per passo, senza aspettativa, curiosa del risultato, consapevole dei miei gesti. Consapevole, sì. Consapevolezza. Quella che mi sta accompagnando in questi ultimi giorni, inaspettatamente. Quella che mi ha portato ad alcune riflessioni, e ad una reazione diversa dal mio consueto. Quella che mi ha portato a vedere le cose come sono, in questo attimo, e non come me le posso immaginare in un immediato futuro. E che magicamente ha calmato il mio animo, che altre volte si sarebbe agitato, affannato, avrebbe pianificato strategie e ammiccamenti, facendosi trasportare dall’immaginazione in lontane illusioni, che avrebbe portato tensione nel mio petto e nelle mie budella. Non reagisco, non mi correggo, non mi riadatto. Resto, quella che ero ieri e che sarà domani, sempre diversa, senza conferme né aspettative, senza una strada già segnata da percorrere. Se dev’essere, mi verrà incontro.

“Parla o agisci con mente illusa e il dolore ti seguirà come la ruota segue l’orma del bue che traina il carro. Parla o agisci con mente limpida e la felicità ti seguirà di presso, come l’ombra che mai da te s’allontana”

VELLUTATA DI BARBABIETOLE

3 barbabietole rosse precotte

2 rape bianche

1 grossa patata

1 l brodo vegetale

1 uovo

olio di semi per friggere

sale

Pelare e tagliare a cubetti la patata. Lavare le rape bianche e tagliare 4/5 fette sottili. Tagliare a cubetti quello che rimane. Mettere in un pentola capiente la patata e le rape e coprire tutto col litro di brodo vegetale, e far cuocere. Nel frattempo in una padella scaldare l’olio per friggere e immergerci le fettine di rapa. Friggerle per qualche minuto, rigirandole, finchè non avranno assunto un colore bruno. Toglierle dall’olio e farle asciugare su un pezzetto di carta. Tagliare a cubetti le barbabietole rosse e versarle nella pentola con le patate, tenendo da parte qualche cubetto per guarnire. Frullare tutto col minipimer, ed aggiungere sale se necessario. Rompere l’uovo e metterlo in una ciotolina. Mettere dell’acqua a bollire in una pentola, e quando bolle, aggiungere un cucchiaio di aceto e girare velocemente pre creare un vortice. Versare l’uovo e continuare a girare per qualche minuto. Mettere la vellutata in un piatto, aggiungere i dadini di barbabietola, le chips di rapa e l’uovo in camicia.

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HE TAKES CARE OF ME, IN SPITE OF ME.

22 novembre 2013 § Lascia un commento

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A volte arriva quel momento, del tutto inaspettato. Mentre sono chiusa in me stessa, percepisco il suo contatto. Le mie palpebre sono chiuse e il mio sguardo è rivolto all’interno, ma lo vedo ugualmente, senza bisogno che i miei occhi lo guardino. E io rimango immobile, con me stessa, col mio respiro, che si fa più profondo, per poter arrivare là dove di solito non gli è consentito. Si fa più forte, per darmi il permesso di abbandonarmi. Per permettermi di non resistere alla sua presenza, di non respingerlo. Di non fuggire. Per permettermi di avere fiducia, in lui. Per permettermi di lasciare che la mente allenti la presa, e ponga nelle sue mani la guida. Il corpo allora si ammorbidisce e cede, si arrende. Lo segue, segue le sue mani, il suo respiro, il suo calore. Si lascia cullare. Si incastra fino a quasi non percepire più il confine, il limite, la separazione. Un nodo nel petto comincia a sciogliersi, e lascia andare un po’ di quella rete che lo comprime. Me lo concedo, mi sento protetta, nulla di male puo’ succedere. Si sta prendendo cura delle mie ferite, dei miei strappi, delle mie tensioni, dei miei timori. Mi avvolge con il suo tepore, la sua presenza, il suo corpo, il suo cuore. Non gli ho chiesto nulla, non gli ho spiegato nulla, non ho preteso nulla, ma lui è arrivato. Conosce quello di cui ho bisogno. Sa qual’è il mio bene. Semplicemente, come una carezza, mi stupisce. Non conta chi sono, da dove arrivo, cosa ho fatto. Si prende cura di me, nonostante me.

Grazie M.

TORTA DI PERE

200 ml latte di mandorle

160 gr farina d’avena

60 ml olio di cocco

80 gr zucchero grezzo di canna

100 gr fiocchi d’avena

2 cucchiaini di lievito in polvere per dolci

1/2 cucchiaino di sale

1 banana

3 pere

60 gr datteri

70 gr uvetta

30 gr noci

30 gr semi misti

1 cucchiaio di cannella

Accendere il forno a 180°C. Foderare una teglia rotonda del diametro di 20 cm con la carta da forno. Mescolare insieme la farina, i fiocchi d’avena, il lievito, il sale, la cannella e lo zucchero. Tagliare a metà i datteri e unirli con l’uvetta, le noci e i semi misti. Pelare le pere e tagliarle a fette in lunghezza. Frullare col minipimer la banana e 1 pera. Aggiungere l’olio di cocco, e continuando a frullare, aggiungere il latte di mandorle. Unire al composto la miscela di ingredienti secchi e mescolare bene. Aggiungere la frutta secca con i semi e mescolare bene. Versare il composto nella tortiera e coprirla con le fette di pera. Infornare per circa 40 minuti, o finchè inserendo uno stuzzicante, non ne uscirà pulito. A cottura ultimata, lasciare raffreddare la torta su una graticola, e cospargere la superficie con sciroppo d’agave. Anche lei si prenderà un po’ cura di voi…

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WHITE SOUP. BUT BLUE IS THE WARMEST COLOUR.

19 novembre 2013 § Lascia un commento

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Per tre ore sono rimasta seduta sulla poltrona, spostando di tanto in tanto le gambe, accavallandole e distendendole. Ma con lo sguardo fisso, immobile.  Non mi sono per nulla accorta che fossero tre le ore trascorse, in quella posizione, su quella poltrona, in quel cinema. Potevano essere venti minuti, come sei anni. L’intensità rimaneva invariata. Uscendo dalla sala ho infilato le cuffie ancor prima di raggiungere l’esterno, per mantenerla quell’intensità, per impedire che nulla uscisse, e nulla entrasse per turbarla, per modificarla, per intaccarla. Volevo conservarla, il più a lungo possibile. Non volevo che qualcuno mi potesse distrarre da ciò che sentivo, da ciò che in quella sala si era insinuato sotto la mia pelle, nel mio petto e nei miei occhi, risvegliando qualcosa che c’era già, qualcosa che era già nato tempo prima. Qualcosa che è così spesso difficile da accettare, a volte impossibile. La realtà. E la sofferenza che essa si porta dietro. Ma per tre ore davanti a me non ho visto trucchi, inganni, artifici, travestimenti. Non ho avvertito lontananza, distacco, separazione, differenze, fratture. Non ho intravisto abbellimenti, fronzoli, ornamenti, decorazioni. Nessuno ha cancellato i difetti, nessuno ha eliminato le sbavature, nessuno ha reso migliori i baci e le lacrime, nessuno ha cancellato la sgradevolezza del dolore. Ti arriva dritto al centro del petto, in quel luogo dove non ci sono strutture, barriere, finzioni, illusioni. Dove tutto è reale. Se in quel luogo hai avuto il coraggio di andarci, in quelle tre ore non potrai fare altro che riconoscere te stesso su quello schermo, in quella storia, in quei passi, in quelle lacrime. In quella decisione che ti fa camminare via da ciò che desideravi, da ciò che hai perso, con lo sguardo impotente, inconsistente, vacuo, lasciandoti alle spalle quanto pensavi di aver già trovato, in direzione di qualcosa che non hai più voglia di raggiungere.

ZUPPA BIANCA

1 cavolfiore

2 porri

1/2 cavolo cinese

8 barbabietole bianche

1 l brodo vegetale

2 spicchi d’aglio

1 scalogno

zenzero

cannella-noce moscata

Tagliare finemente l’aglio e lo scalogno, e metterli in una pentola capiente a soffriggere con un po’ d’olio di oliva. Eliminare lo strato più esterno del porro e tagliarlo a fettine sottili. Pulire il cavolfiore e tagliarlo a pezzetti. Pulire il cavolo cinese e tagliarlo a striscioline. Pelare le rape e tagliarle a pezzetti. Metter tutto nella pentola, mescolare tutto con un paio di cucchiai di zenzero in polvere (o ancora meglio se fresco), coprire con il brodo vegetale, e cuocere per almeno una trentina di minuti, o fino a quando tutte le verdure saranno ben cotte. Passare poi tutto col mimipimer per ottenere una crema, e aggiungere un po’ di cannella e noce moscata. Ho condito con del parmigiano grattugiato e delle lamelle di mandorle, ma si può variare a proprio piacimento.

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CHILDREN LEARN WHAT THEY LIVE.

12 novembre 2013 § Lascia un commento

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“Se i bambini vivono con le critiche, imparano a condannare
Se i bambini vivono con l’ostilita’, imparano a combattere
Se i bambini vivono con la paura, imparano a essere apprensivi
Se i bambini vivono con la pieta’, imparano a commiserarsi
Se i bambini vivono con il ridicolo, imparano a essere timidi
Se i bambini vivono con la gelosia, imparano a provare invidia
Se i bambini vivono con la vergogna, imparano a sentirsi colpevoli
Se i bambini vivono con l’incoraggiamento, imparano a essere sicuri di se’
Se i bambini vivono con la tolleranza, imparano a essere pazienti
Se i bambini vivono con la lode, imparano ad apprezzare
Se i bambini vivono con l’accettazione, imparano ad amare
Se i bambini vivono con l’approvazione, imparano a piacersi
Se i bambini vivono con il riconoscimento, imparano che e’ bene avere un obiettivo
Se i bambini vivono con la condivisione, imparano a essere generosi
Se i bambini vivono con l’onesta’, imparano a essere sinceri
Se i bambini vivono con la correttezza, imparano cos’e’ la giustizia
Se i bambini vivono con la gentilezza e la considerazione, imparano il rispetto
Se i bambini vivono con la sicurezza, imparano ad avere fiducia in se’ stessi e nel prossimo
Se i bambini vivono con la benevolenza, imparano che il mondo é un bel posto in cui vivere”

Dorothy Law Nolte (dal libro ‘I bambini imparano quello che vivono’)

ZUPPA DI ORTICHE, PATATA DOLCE E AVENA

1 mazzo di ortiche fresche

1 patata dolce

100 gr avena

1 cipolla

2 spicchi d’aglio

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olio d’oliva

Mettere in ammollo l’avena per 8 ore e poi cuocerla per un’ora, oppure seguire le indicazioni sulla confezione. Pulire e lessare le ortiche in acqua bollente per una decina di minuti, scolarla e tenere da parte circa un litro di acqua di cottura. Cuocere la patata dolce in acqua bollente per un’ora circa, farla raffreddare e pelarla. Tagliare la cipolla e l’aglio e farli soffriggere in una pentola capiente con l’olio, aggiungere un paio di cucchiaini di ogni spezia e mescolare, lasciando cuocere per qualche minuto. Aggiungere l’acqua di cottura delle ortiche e la patata dolce tagliata a cubetti, e cuocere per 15 minuti. Nel frattempo togliere tutti i gambi duri delle ortiche e tagliarla sottilmente. Passare col minipimer la zuppa, salare se necessario, e infine aggiungere l’ortica e l’avena.

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