“VURP ARRZZT”

14 agosto 2014 § Lascia un commento

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Il polpo. Questo animale con lunghi tentacoli che viene pescato in mare e poi sbattuto ripetutamente sugli scogli, per rendere morbide le sue carni. E che finiscono in bocca sciogliendosi sulla lingua. Il polpo arricciato, come dicono in Puglia. “Arrzzt”. Che puo’ essere grigliato sulle braci e infilato tra due fette di pane mentre sei sulla spiaggia, accaldata dal sole e bruciata dai suoi raggi. Un’esperienza che risveglia i più intimi sensi, quelli più nascosti, profondi, quelli che hanno bisogno di essere sbattuti sullo scoglio, come un polpo. Quelli che hanno bisogno del sole che scotta e del sale che brucia. Delle acque cristalline per essere rinfrescati. Quelli che hanno bisogno di ghiaccio e menta per inebriarsi. Quelli che hanno bisogno di un basso suonato sulla spiaggia accompagnato da una voce focosa e irruente, incorniciata da lunghi tentacoli che ti avvolgono. Quelli che hanno bisogno del sudore che cola sulla pelle dorata. Quelli che hanno bisogno dell’alba. E del ritmo di un’isola lontana. Quelli che hanno bisogno di una risata di un’amica, compagna di viaggio e di avventure. Quelli che hanno bisogno di sguardi languidi. E di battute giovani. Quelli che hanno bisogno di vicoli nella notte, incorniciati dal candore delle case. Quelli che hanno bisogno di donne che sanno essere amiche, anche solo per pochi attimi. Quelli che hanno bisogno di cibo fatto con amore. Magari anche solo di un caffè. Quelli che hanno bisogno di uno sguardo, uno solo, che dica tutto quello che è indispensabile. Ed una mano, che dice anche troppo. Un sorriso circondato da rughe incastrate dal sole. Ed un petto in cui batte forte un cuore, mentre la testa esplode, e le dita accarezzano la carne. Quelli che hanno bisogno di una doccia fredda per scaldarsi. E del vento fresco per dimenticare. E di un cappuccino per ricominciare a vivere e svegliarsi dal sogno. Quelli che hanno bisogno di guidare al tramonto tra le campagne cantando a squarciagola. E della vista sui tetti al tramonto di un piccolo paese avvolto dal mare e da leggende. Quelli che non hanno bisogno di promesse. Ma le lanciano tra le onde da una scogliera sotto lo sguardo attento di una luna piena. O le affidano ad una stella cadente di passaggio. Quelli che ti rimangono sotto la pelle, anche quando fanno male. Ma ti fanno esplodere in un sorriso. Quelli che ti fanno ascoltare una canzone, fino a fondersi con essa. Quelli che ti rimangono attorno alle dita, come anelli d’ottone. Quelli che storpiano il tuo nome, ma ci danno un valore. E ti raccontano delle loro origini. E ti ringraziano, curati da un piccolo gesto d’attenzione. Quei sensi che hanno bisogno di lasciarsi tutto alle spalle. E di continuare a ballare anche quando sono già lontani.

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