THE INNER NATURE OF CHOCOLATE.

23 novembre 2014 § Lascia un commento

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“La vera felicità è la pace con se stessi. E, per averla, non bisogna tradire la propria natura.”

Amo la pazienza, la calma, la tranquillità, i ritmi lenti, la concentrazione, la riflessione. Amo il cibo, tutto, prepararlo, cucinarlo, mangiarlo. Amo il rispetto, l’educazione, la sensibilità. Detesto l’arroganza, la superficialità, il dare per scontato, la presunzione. Amo l’umiltà, la riservatezza. Detesto la velocità, la tecnologia. Mi piace perdere tempo, osservare, toccare, provare, odorare, sfogliare. Mi piace scrivere. Ascoltare. Amo camminare. Amo le chiacchiere, le confessioni, i sogni. La genuinità, la spontaneità. Amo la curiosità e detesto l’ignoranza. Amo incontrare persone nuove e fermarmi ad ascoltare le loro storie. Amo l’acqua. E la lavanda. Amo la gente che sa ridere, soprattutto di sé stessa. E detesto chi si prende sul serio. Amo il vino, il caffé nero. Amo Bali e il frangipane. Amo il parco, gli alberi, l’erba, il mare, la sabbia, i tramonti, la luna e le stelle. Amo il silenzio. E la musica. Detesto sbagliare, ma lo faccio in continuazione. Amo la semplicità. Detesto chi urla. Amo fare la spesa. Amo la solitudine. Amo chi ha coraggio, perchè io non ne ho. Amo i jeans e le scarpe da ginnastica. Amo i viaggi lunghi e lontani. Amo la frittura di pesce. E l’odore di erba appena tagliata. Detesto l’autorità, il controllo. Amo le abitudini e le novità. Amo la dolcezza, la gentilezza. E detesto litigare. Amo i gatti. Detesto l’esibizionismo, la vanità, la cattiveria. Amo le librerie, i libri, i quotidiani, la carta, i film stupidi e d’amore. E amo il cioccolato.

Questa è la mia natura. E detesto tradirla.

PLUMCAKE AL CIOCCOLATO

3 uova 60 gr miele

100 gr zucchero

60 gr farina di mandorle

110 gr panna liquida

45 gr cioccolato fondente al 75%

100 gr farina

6 gr lievito

16 gr cacao amaro in polvere

60 gr burro

Accendere il forno a 200°C e foderare una teglia da plumcake con la carta da forno. In una terrina, mescolare con la frusta le uova, lo zucchero e il miele fino a quando il composto inizia a sbiancare leggermente. Scaldare la panna e aggiungere il cioccolato, mescolare fino al completo scioglimento. Aggiungere al composto di uova e zucchero. Aggiungere la farina setacciata, il lievito, la farina di mandorle e il cacao. E infine, aggiungere il burro fuso. L’impasto dev’essere liscio e brillante. Infornare a 200°C per 5 minuti, incidere la superficie con un coltello, e continuare la cottura a 155°C per 45 minuti, o almeno finché inserendo uno stuzzicadenti, non ne uscirà pulito.

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“VURP ARRZZT”

14 agosto 2014 § Lascia un commento

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Il polpo. Questo animale con lunghi tentacoli che viene pescato in mare e poi sbattuto ripetutamente sugli scogli, per rendere morbide le sue carni. E che finiscono in bocca sciogliendosi sulla lingua. Il polpo arricciato, come dicono in Puglia. “Arrzzt”. Che puo’ essere grigliato sulle braci e infilato tra due fette di pane mentre sei sulla spiaggia, accaldata dal sole e bruciata dai suoi raggi. Un’esperienza che risveglia i più intimi sensi, quelli più nascosti, profondi, quelli che hanno bisogno di essere sbattuti sullo scoglio, come un polpo. Quelli che hanno bisogno del sole che scotta e del sale che brucia. Delle acque cristalline per essere rinfrescati. Quelli che hanno bisogno di ghiaccio e menta per inebriarsi. Quelli che hanno bisogno di un basso suonato sulla spiaggia accompagnato da una voce focosa e irruente, incorniciata da lunghi tentacoli che ti avvolgono. Quelli che hanno bisogno del sudore che cola sulla pelle dorata. Quelli che hanno bisogno dell’alba. E del ritmo di un’isola lontana. Quelli che hanno bisogno di una risata di un’amica, compagna di viaggio e di avventure. Quelli che hanno bisogno di sguardi languidi. E di battute giovani. Quelli che hanno bisogno di vicoli nella notte, incorniciati dal candore delle case. Quelli che hanno bisogno di donne che sanno essere amiche, anche solo per pochi attimi. Quelli che hanno bisogno di cibo fatto con amore. Magari anche solo di un caffè. Quelli che hanno bisogno di uno sguardo, uno solo, che dica tutto quello che è indispensabile. Ed una mano, che dice anche troppo. Un sorriso circondato da rughe incastrate dal sole. Ed un petto in cui batte forte un cuore, mentre la testa esplode, e le dita accarezzano la carne. Quelli che hanno bisogno di una doccia fredda per scaldarsi. E del vento fresco per dimenticare. E di un cappuccino per ricominciare a vivere e svegliarsi dal sogno. Quelli che hanno bisogno di guidare al tramonto tra le campagne cantando a squarciagola. E della vista sui tetti al tramonto di un piccolo paese avvolto dal mare e da leggende. Quelli che non hanno bisogno di promesse. Ma le lanciano tra le onde da una scogliera sotto lo sguardo attento di una luna piena. O le affidano ad una stella cadente di passaggio. Quelli che ti rimangono sotto la pelle, anche quando fanno male. Ma ti fanno esplodere in un sorriso. Quelli che ti fanno ascoltare una canzone, fino a fondersi con essa. Quelli che ti rimangono attorno alle dita, come anelli d’ottone. Quelli che storpiano il tuo nome, ma ci danno un valore. E ti raccontano delle loro origini. E ti ringraziano, curati da un piccolo gesto d’attenzione. Quei sensi che hanno bisogno di lasciarsi tutto alle spalle. E di continuare a ballare anche quando sono già lontani.

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FORGETS SAFETY. LIVE WHERE YOU FEAR TO LIVE.

24 marzo 2014 § Lascia un commento

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Un’orsa. Una volta mi hanno chiesto che animale mi sentissi. Un’orsa. E come gli orsi, sto uscendo dal letargo. Seguendo le leggi della natura, spontaneamente, senza volontà, senza sforzo, seguo il flusso. Mi ritrovo inaspettatamente in armonia con la mia già citata margherita, che senza nessun intervento, nessun’intromissione, nessun contributo, è fiorita. E senza sforzo, mi è tornato in mente il piacere che mi ha procurato trovarmi a scrivere, e che mi aveva abbandonato in questi ultimi mesi. Stamattina ho iniziato la giornata leggendo questa frase ‘Dimentica la sicurezza. Vivi dove hai paura di vivere’. Bizzarro che proprio in questi giorni, questo sia un mio pensiero ricorrente. Mi domando se non siano proprio le nostre paure che ci indichino la strada da seguire. Se non sia proprio tutto ciò da cui noi fuggiamo, che ci indichi a cosa andare incontro. Se non sia proprio quando cominciamo a sentire quel fastidioso ronzio, che dobbiamo fermarci ad ascoltare. Che sia proprio quello l’elemento di cui abbiamo bisogno, perchè ci spaventa a morte, tanto da fuggirne a gambe levate. Che sia quando arrivano le vertigini, che dobbiamo continuare a mettere un piede davanti all’altro. Che sia quando ci sembra di soffocare, che dobbiamo aprire i nostri polmoni per respirare a pieno. Che sia quando la nostra mano inizia a tremare, che dobbiamo aprirla per afferrare quella di chi ci sta accanto. Che sia proprio quando il nostro cuore comincia a battere fino a farci male alle costole e a farci rimbombare i timpani, che dobbiamo ascoltarlo e farlo battere più forte. Che sia proprio quando andiamo incontro a quello di cui siamo sicuri, che ci allontaniamo da ciò che ci rende felici. Che sia proprio quando ci proteggiamo, che dovremmo esporci e renderci vulnerabili. E io sono una maga in questo. A fuggire, a proteggermi. Ma c’è qualcosa che comincia a ronzarmi intorno, come le api sulla mia margherita fiorita. Non lo so, forse è solo l’ennesimo calabrone che è entrato in casa, ma per ora, non ho nessuna intenzione di scacciarlo.

ZUPPA DI SEDANO RAPA, CANNELLINI E CICERCHIE

1 sedano rapa

100 gr fagioli cannellini

100 gr cicerchie

2 carote

2 cipolle

1 pugno di aromi misti (semi di finocchio, pepe nero, timo, maggiorana)

olio, sale, prezzemolo

Mettere in ammollo i fagioli cannellini e le cicerchie per una notte. Pelare e tagliare le verdure. Mettere gli aromi in una garza e chiuderla con dello spago. In una pentola capiente mettere un paio di cucchiai di olio e aggiungere le verdure e i legumi. Coprire con dell’acqua e immergere il sacchetto di aromi. Salare e cuocere a fuoco lento per un’oretta, o almeno fino a quando i legumi saranno ben cotti. A termine cottura aggiungere una manciata di prezzemolo tritato grossolanamente e servire condendo con un filo d’olio.

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THE BEAUTIFUL COLOUR OF AWARENESS.

28 novembre 2013 § Lascia un commento

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Mi sono stupita di fronte ai colori di questo piatto. Li ho guardati e ne sono rimasta affascinata, come se non mi aspettassi di aver potuto creare qualcosa di simile. Man mano che armeggiavo tra i fornelli, le rape si sono fritte e torte magicamente, le barbabietole hanno rilasciato un’intensità imprevista, l’uovo si è agglomerato perfettamente su sé stesso nel vortice d’acqua. Ho eseguito una cosa alla volta, passo per passo, senza aspettativa, curiosa del risultato, consapevole dei miei gesti. Consapevole, sì. Consapevolezza. Quella che mi sta accompagnando in questi ultimi giorni, inaspettatamente. Quella che mi ha portato ad alcune riflessioni, e ad una reazione diversa dal mio consueto. Quella che mi ha portato a vedere le cose come sono, in questo attimo, e non come me le posso immaginare in un immediato futuro. E che magicamente ha calmato il mio animo, che altre volte si sarebbe agitato, affannato, avrebbe pianificato strategie e ammiccamenti, facendosi trasportare dall’immaginazione in lontane illusioni, che avrebbe portato tensione nel mio petto e nelle mie budella. Non reagisco, non mi correggo, non mi riadatto. Resto, quella che ero ieri e che sarà domani, sempre diversa, senza conferme né aspettative, senza una strada già segnata da percorrere. Se dev’essere, mi verrà incontro.

“Parla o agisci con mente illusa e il dolore ti seguirà come la ruota segue l’orma del bue che traina il carro. Parla o agisci con mente limpida e la felicità ti seguirà di presso, come l’ombra che mai da te s’allontana”

VELLUTATA DI BARBABIETOLE

3 barbabietole rosse precotte

2 rape bianche

1 grossa patata

1 l brodo vegetale

1 uovo

olio di semi per friggere

sale

Pelare e tagliare a cubetti la patata. Lavare le rape bianche e tagliare 4/5 fette sottili. Tagliare a cubetti quello che rimane. Mettere in un pentola capiente la patata e le rape e coprire tutto col litro di brodo vegetale, e far cuocere. Nel frattempo in una padella scaldare l’olio per friggere e immergerci le fettine di rapa. Friggerle per qualche minuto, rigirandole, finchè non avranno assunto un colore bruno. Toglierle dall’olio e farle asciugare su un pezzetto di carta. Tagliare a cubetti le barbabietole rosse e versarle nella pentola con le patate, tenendo da parte qualche cubetto per guarnire. Frullare tutto col minipimer, ed aggiungere sale se necessario. Rompere l’uovo e metterlo in una ciotolina. Mettere dell’acqua a bollire in una pentola, e quando bolle, aggiungere un cucchiaio di aceto e girare velocemente pre creare un vortice. Versare l’uovo e continuare a girare per qualche minuto. Mettere la vellutata in un piatto, aggiungere i dadini di barbabietola, le chips di rapa e l’uovo in camicia.

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HE TAKES CARE OF ME, IN SPITE OF ME.

22 novembre 2013 § Lascia un commento

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A volte arriva quel momento, del tutto inaspettato. Mentre sono chiusa in me stessa, percepisco il suo contatto. Le mie palpebre sono chiuse e il mio sguardo è rivolto all’interno, ma lo vedo ugualmente, senza bisogno che i miei occhi lo guardino. E io rimango immobile, con me stessa, col mio respiro, che si fa più profondo, per poter arrivare là dove di solito non gli è consentito. Si fa più forte, per darmi il permesso di abbandonarmi. Per permettermi di non resistere alla sua presenza, di non respingerlo. Di non fuggire. Per permettermi di avere fiducia, in lui. Per permettermi di lasciare che la mente allenti la presa, e ponga nelle sue mani la guida. Il corpo allora si ammorbidisce e cede, si arrende. Lo segue, segue le sue mani, il suo respiro, il suo calore. Si lascia cullare. Si incastra fino a quasi non percepire più il confine, il limite, la separazione. Un nodo nel petto comincia a sciogliersi, e lascia andare un po’ di quella rete che lo comprime. Me lo concedo, mi sento protetta, nulla di male puo’ succedere. Si sta prendendo cura delle mie ferite, dei miei strappi, delle mie tensioni, dei miei timori. Mi avvolge con il suo tepore, la sua presenza, il suo corpo, il suo cuore. Non gli ho chiesto nulla, non gli ho spiegato nulla, non ho preteso nulla, ma lui è arrivato. Conosce quello di cui ho bisogno. Sa qual’è il mio bene. Semplicemente, come una carezza, mi stupisce. Non conta chi sono, da dove arrivo, cosa ho fatto. Si prende cura di me, nonostante me.

Grazie M.

TORTA DI PERE

200 ml latte di mandorle

160 gr farina d’avena

60 ml olio di cocco

80 gr zucchero grezzo di canna

100 gr fiocchi d’avena

2 cucchiaini di lievito in polvere per dolci

1/2 cucchiaino di sale

1 banana

3 pere

60 gr datteri

70 gr uvetta

30 gr noci

30 gr semi misti

1 cucchiaio di cannella

Accendere il forno a 180°C. Foderare una teglia rotonda del diametro di 20 cm con la carta da forno. Mescolare insieme la farina, i fiocchi d’avena, il lievito, il sale, la cannella e lo zucchero. Tagliare a metà i datteri e unirli con l’uvetta, le noci e i semi misti. Pelare le pere e tagliarle a fette in lunghezza. Frullare col minipimer la banana e 1 pera. Aggiungere l’olio di cocco, e continuando a frullare, aggiungere il latte di mandorle. Unire al composto la miscela di ingredienti secchi e mescolare bene. Aggiungere la frutta secca con i semi e mescolare bene. Versare il composto nella tortiera e coprirla con le fette di pera. Infornare per circa 40 minuti, o finchè inserendo uno stuzzicante, non ne uscirà pulito. A cottura ultimata, lasciare raffreddare la torta su una graticola, e cospargere la superficie con sciroppo d’agave. Anche lei si prenderà un po’ cura di voi…

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